Salone di Cersaie 2017

Diébédo Francis Kéré racconta la sua storia a Cersaie 2017

Un altro grande nome internazionale dell’architettura a CERSAIE 2017 giovedì 28 settembre, dopo Elisa Valeria Ramos, è salito sul palo di “Costruire, abitare, pensare”  Diébédo Francis Kéré che ha raccontato la sua visione del costruire in un dialogo con Fulvio Irace, storico dell’architettura del Politecnico di Milano. Ha così preso vita un incontro che da subito è apparso come molto più di una semplice “lezione di architettura”, ma un viaggio sentimentale in cui l’ospite ha accompagnato il pubblico a ripercorrere le tappe della propria esistenza da un piccolo villaggio dell’Africa equatoriale alla sua affermazione mondiale.

L’emozione è stata palpabile già dalle prime battute, quando il professor Irace ha presentato l’ospite come “un messaggio di ottimismo vivente per tutti e per l’architettura in particolare”. Kéré, infatti, è nato nella metà degli anni Sessanta a Gando, nel Burkina Faso. Come figlio maggiore del capo villaggio, venne mandato nella capitale Ouagadougou per imparare a leggere in modo da tradurre le lettere del pardre. Terminati gli studi, lavorò come carpentiere per poi vincere una borsa di studio in Germania, dove infine si è laureato in Architettura alla prestigiosa Technische Universitat di Berlino. “Oggi – ha concluso Irace – Kéré è un progettista di fama mondiale, pluripremiato e docente ad Harvad e Mendrisio, che ha fondato una Fondazione benefica per aiutare il Continente a costruire il futuro”.

L’intervento di Kéré ha trascinato emotivamente il pubblico, portandolo ad immergersi nelle difficoltà, ma anche nella disarmante bellezza, della vita quotidiana nell’Africa profonda. “Sono fiero di essere qui fra di voi – ha confessato in apertura -: l’Africa e l’Occidente sono profondamente legati. Non sto parlando solo del colonialismo, ma del fatto che per noi la vostra cultura è un modello e una fonte continua di ispirazione”. Tanti i progetti illustrati da Kéré, in tutto il mondo (come il padiglione estivo 2017 della Serpentine Gallery al Kensigton Gardens di Londra), ma quello più rappresentativo della sua concezione di una architettura ecologica, sostenibile e capace di valorizzare i materiali locali è stato il progetto della scuola primaria di Gando, costruita interamente dalla popolazione del villaggio e basato su principi di comfort climatico e contenimento dei costi.

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