La nuova e onirica immagine del ristorante Oyishi, che riapre al suo pubblico completamente trasformato, è il risultato di un ricercato progetto giocato sul criterio di equilibrio tra continuità e discontinuità spaziale.

Da un lato, lo spazio è unificato a colpo d’occhio dalla presenza di elementi ricorrenti che, simili a quinte teatrali, definiscono ambiti e
percorsi con scansione ritmica, e dai giochi delle pareti a specchio, che generano molteplici profondità spaziali.
Su tutto è sospeso un mantello di installazioni luminose, che avvolge l’ambiente in una distesa continua di riflessi e scintillii.

Dall’altro, la discontinuità è percepita invece come un contrappunto e si manifesta man mano che si percorre il locale. Tra una quinta e l’altra si svelano, infatti, ambiti esclusivi protetti, ci si trova letteralmente abbracciati, avvolti in piccoli isolati mondi fatti di sfondi ‘fioriti’ alternate a pareti in vetro e specchio che ‘si aprono’ e ‘si chiudono’, offrendo scorci discreti sugli ambienti adiacenti.

I tavoli sono isole preziose illuminate da da luci puntuali, dirette a rimarcare l’esclusività dell’offerta. La dualità del progetto, portata sul piano dei materiali, si traduce in continui contrasti: liscio e ruvido, trasparenza e opacità, rifrazione e riflessione.

 

 

 

 

Ufficio Stampa Clara Buoncristiani