Potendo suggerire un titolo per questa edizione del Salone Internazionale del Bagno senz’altro il più indicato sarebbe La forma dell’acqua. Non solo perché la citazione del film di Guillermo del Toro, vincitore di 4 premi Oscar 2018 e del Leone d’Oro 2017, è quanto mai attuale, ma anche perché visualizzare una formaper l’acqua pare essere il segreto desiderio di molti dei più attuali progetti per
l’area bagno.

Se, infatti, possono apparire ormai stereotipate frasi quali “il bagno non è più un ambiente di servizio, ma una stanza, al pari di tutte le altre nella casa”, senz’altro innovativa è la tendenza che propone di ragionare sui valori: nello specifico il valore dell’acqua e il valore del rapporto dell’acqua con il corpo.

Ecco, allora, che i principi ergonomici, da sempre basilari per chi si occupa di arredo bagno, pur non venendo contraddetti, sfumano in considerazioni più intime e molti prodotti tendono realmente a visualizzare il percorso dell’acqua che scava le forme.

In questo senso, a livello altamente sperimentale, possiamo citare l’utilizzo che i Ghigos fanno, con Olympia Ceramiche, della stampa 3D per ceramica industriale, dando luogo a lavabi tanto fantascientifici all’apparenza quanto reali in sostanza. In alternativa a questo percorso “emozionale”, assai frequente è un secondo indirizzo per cui le forme, in particolare dei lavandini, si staccano dalla tradizione della ceramica sanitaria per citare le arti decorative, riappropriandosi, come fanno Roberto e Ludovica Palomba per Kartell by Laufen, di sagome tipiche dei vasi ornamentali (analogo il percorso di Marcel Wanders per Laufen). Questo interessante mondo, costruito mediante riferimenti poetici, trova però alcuni precisi contrappunti: il più importante è la proposta di oggetti adatti anche ai diversamente abili.

Ecco allora che, pur assicurandosi della risoluzione degli specifici problemi, le aziende cercano, con garbo, di sfumare le differenze. Il bagno viene così a dotarsi di piccoli accorgimenti (vedi le sedute waterproof “Roll” disegnate da Diego Cesi/Archiplan per Ever) che rendono più confortevole a tutti la fruizione. Anche Ponte Giulio lavora, con la collaborazione di Daniele Trebbi, sul tema sicurezza, dando luogo alla collezione “Hug Life Caring”. Un ulteriore contrappunto allo stile organico predominante riguarda invece uno starting point progettuale prevalentemente geometrico, che se pur rientra nella tradizione “moderna” del progetto bagno, trova quest’anno un rinnovato impulso in specie dimensionale. Tra i più significativi in questo senso il lavoro di Falper che propone, nelle collezioni “Pure” e “Quattro.Zero” progettate da Métrica, elementi lineari significativamente dilatati.

Certo, analizzando il variegato panorama merceologico che confluisce nel Salone Internazionale del Bagno, appare evidente come queste nostre notazioni iniziali riguardino in particolare il disegno dei sanitari che, come ben sappiamo, sono una tipologia fortemente specialistica e, quindi, autonoma rispetto alle indicazioni di tendenza provenienti dal furniture design. Non mancano tuttavia alcuni segnali di integrazione tra mondo bagno e mondo living: vedi l’inserimento del lavabo in grandi specchiere, a ribaltare il tradizionale rapporto tra lavabo, dominante, e specchio, di servizio (per i giovani designer MUT di EX.T) oppure il posizionamento all’interno di veri e propri mobili alti, assimilabili a contenitori aperto/chiuso (“Lay” di Marco Zito per Arlex). Secondo questo indirizzo persino il fronte di una sauna può trasformarsi in una libreria a ripiani (da Effegi, “Yoku” di Marco William Fagioli) e il tessuto può essere imprevedibilmente adottato per fasciare il corpo dei sanitari (da Bette, la collezione “Oval couture”, disegnata da Dominik Tesseraux).

Rilevate tali particolarità, bisogna riconoscere tuttavia che sono altre le merceologie presenti al Salone Internazionale del Bagno che offrono reali punti di vicinanza con quanto, a livello di tendenze, abbiamo delineato per l’arredo. In specie i rivestimenti, segnati da una forte simbiosi con le generali finiture della casa, presentano la nostalgia come dimensione vincente. Nostalgiche sono quindi le marmette che riprendono disegni nati tra le due guerre mondiali, così come nostalgico è il recupero di tecniche assimilabili alla palladiana (vedi la collezione “Artwork” di Casamood by Florim) piuttosto che le ceramiche che si ispirano agli azulejos o ad altre iconografie tradizionali, tipiche di ben precise aree geografiche. Ma nostalgici sono pure i rivestimenti in grès porcellanato, sempre più diffusi e performanti, che simulano materie altre: dai legni (Fiadre propone addirittura la matericità del legno fossile) ai marmi e agli onici (nel formato 300x150cm, con spessore ridottissimo di 6mm, rispettivamente da Ariostea e FMG).

Anche il mosaico rompe la consuetudine delle tessere quadrate, proponendosi, da Friul Mosaic, in lunghi listelli (“Element” di Nespoli e Novara), e intanto la carta da parati, protagonista assoluta delle atmosfere domestiche 2018, entra anche nella stanza da bagno, ad esempio con il wet system di Wall&decò, rompendo l’assoluto dominio della piastrella.

Passando a parlare di rubinetti, si assiste a una sempre più frequente proposizione di finiture metalliche che si allontanano dal classico cromato, suggerendo la preziosità dell’oro antico, la cromia calda del rame, gli effetti setosi delle bruniture. Per la collezione “Aboutwater”, che vede associate due aziende del peso di Boffi e Fantini, entra per la prima volta in gioco uno dei maestri del design
contemporaneo, Michael Anastassiades, con il rubinetto, dall’effetto “sospeso”, “AA/27”. Da Graff viceversa i rubinetti (modello “Luna”) si staccano dalle forme tradizionali per trasformarsi in archi prolungati sulla parete. In parallelo con queste modificazioni formali procede, inarrestabile, lo sviluppo di tecnologie che permettano una funzionalità e una manutenzione di tutte le componenti sempre
migliori: il soffione da doccia “Azimut”, disegnato da GI-RA per Antonio Lupi, propone ad esempio una migliorata miscelazione di acqua e aria.

Anche il colore torna a fare breccia, nel 2018, in questo mondo ove il bianco, abbinato al cromo, era da sempre stato vincente. Se già da un paio d’anni assistiamo infatti alla proposta di ceramiche colorate, in particolare nei lavandini, con nuance terrose che sfumano dal rosa cipria al color cotto (per Flaminia, nell’inedita collezione “NudaFlat” di Roberto e Ludovica Palomba, i colori di riferimento sono quest’anno il fango, il grafite, il grigio latte e il nuvola), recente è invece il ritorno del rubinetto colorato, soprattutto bianco o nero, ma anche in squillanti colori primari, come non si vedeva dalla metà degli anni ‘70. Persino nella zona doccia entra il colore, non solo per le parti metalliche dei telai, ma persino sui vetri, usualmente trasparenti, che, per Vismaravetro, vengono decorati
in nero, con resistenti vernici ceramiche.

I radiatori, altra fondamentale tipologia presente al Salone Internazionale del Bagno, proseguono intanto il loro inarrestabile percorso di affrancamento dalla
tradizione. Non più elementi da celare, si trasformano in sculture, minimaliste e dal sapore industriale come “T Tower” di Matteo Thun&Antonio Rodriguez per Antrax IT) oppure vere e proprie citazione di opere d’arte.


Milano, 17 aprile 2018
Ufficio Stampa Salone del Mobile.Milano