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Good Design Award: alla lampada Olo di Marco Spatti

Ha linee essenziali, geometrie precise e un volume compatto che ne assicura il facile inserimento in qualsiasi ambiente: Olo è una lampada da parete realizzata in pressofusione di alluminio 100% riciclabile e studiata dal designer Marco Spatti per il brand Urban in un unico pezzo, per la migliore pulizia formale. Il suo corpo, proposto in una sola variante dimensionale, nasce da uno studio accurato di pieni e di vuoti e di rapidi cambi di sezione, con il risultato di un’applique dall’estetica leggera e dall’alto contenuto tecnico, che trova la sua collocazione ideale in contesti residenziali e contract. Può avere finitura spazzolata nei colori ottone, rame, bronzo o nichel nero o ancora verniciata a liquido in bianco o nero, entrambi opachi.

Il profilo superiore della lampada è inclinato verso la parete e cela la sorgente luminosa a LED, che proietta la luce con un risultato uniforme, interrotto solo da una sottile linea d’ombra per un piacevole gioco decorativo.

Olo è infine dimmerabile, a basso consumo energetico e disponibile in tre differenti temperature di luce, dai 2700 ai 4000° Kelvin: coniuga design, sostenibilità e tecnologia, un mix di qualità che le hanno permesso di ottenere il prestigioso riconoscimento del Good Design Award 2020, assegnato lo scorso dicembre dal Chicago Athenaeum.

Sul Good Design Award

Nato nel 1950 (nel 2020 festeggia 70 anni), il Good Design Award è uno dei più longevi e ambiti riconoscimenti del mondo del progetto, assegnato da The Chicago Athenaeum: Museum of Modern Architecture and Design and The European Centre for Architecture Art Design and Urban Studies. L’attenzione è posta sul tema dell’innovazione, che premia di anno in anno il meglio del design contemporaneo di tutto il mondo.

Su Marco Spatti

Classe 1985, Marco Spatti è un product designer con sede a Milano. Dopo il conseguimento della laurea nel 2007 presso lo IAAD (Insitute of applied arts and design) di Torino, ha lavorato in differenti studi di progettazione tra cui quello di Mario Bellini. Dal 2013 lavora come designer freelance e dà forma a progetti per lo più leggeri, contemporanei e talvolta irriverenti, per i quali lo studio della fruibilità, della filiera produttiva e in generale della tecnica assumono un’importanza chiave, al pari della ricerca estetica. Il suo stile è figlio di un’equilibrata combinazione tra due anime, una tradizionale e una rivoluzionaria.

Fonte: Ufficio Stampa Design Fever

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