Plexiglas a ‘difesa’ del banco, mascherine, classi tagliate della metà o quasi dei posti rispetto ai numeri che hanno garantito fino a febbraio scorso. Ingressi contingentati, laboratori stravolti, giardini inutilizzabili. Questa è la scuola del post covid che stanno proponendo i futuri protocolli. Ma esiste una scuola che può pensare di vivere le conseguenze di una pandemia senza rinunciare alla didattica, alle esperienze, alle opportunità? A Riccione pensano di sì. Il progetto è in essere e ben presto si arriverà alla fase esecutiva ed al cantiere.

«Mai avremmo pensato che il progetto a cui abbiamo lavorato potesse diventare anche una riposta alle domande che oggi ci poniamo sulla scuola ai tempi del virus, ma riteniamo che le soluzioni che abbiamo elaborato siano un passo in avanti rispetto a modelli di edilizia tradizionali». Domenico La Gioia, del Polistudio, è l’architetto che ha pensato la scuola elementare Catullo assieme all’architetto e collaboratore Andrea Banci, alle strutture ha pensato lo studio Landi.

L’idea progettuale affonda le proprie radici nella didattica del pedagogista Zavalloni, partendo da un presupposto: la flessibilità. Immaginate di avere una classe senza confini, dove i banchi anche se distanziati non creano problemi di spazio, dove le pareti con Il giardino esterno scompaiono e la lezione può svolgersi in uno spazio misto, aperto al verde e al medesimo tempo coperto. Tutto questo è possibile alla futura Catullo.

«Il risultato è possibile con l’utilizzo di pareti mobili all’interno della struttura – spiega La Gioia -. Questo consente di gestire al meglio gli ambienti a seconda delle esigenze dettate dagli spazi. Al medesimo tempo le pareti rivolte verso l’esterno possono aprirsi». Arrivando sulla strada principale, via Catullo, si incontra un edificio principale che, se pur moderno, ricorda una scuola. Ma questo è solo il principio di una struttura fatta di corpi integrati tra loro di cui fa parte anche la palestra con ingresso dipendente. I rimanenti spazi per un totale complessivo di 1.500 metri quadrati di cui circa 1.200 al pian terreno, sono modulabili. Si possono impostare le attività didattiche sfruttando anche il grande spazio centrale che a seconda delle necessità può essere mensa o biblioteca.

Fonte Ufficio Stampa Polistudio

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