Elettrodomestici

Il dissipatore alimentare di InSinkErator: l’elettrodomestico che vuole salvare il pianeta

20-28 NOVEMBRE: SETTIMANA EUROPEA PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI IL DISSIPATORE ALIMENTARE, L’ELETTRODOMESTICO CHE VUOLE SALVARE IL PIANETA

Sette modelli diversi, tecnologie innovative con un occhio alla sostenibilità, i tritarifiuti di InSinkErator stanno cambiando le abitudini in casa.

Mentre le grandi potenze del pianeta discutono su come salvarlo, ciascuno di noi può dare il proprio contributo fin dalle mura domestiche. Alcuni lo conoscono come tritarifiuti, lo hanno visto nei film americani, sulle riviste o in casa di qualche amico. Il dissipatore alimentare, l’elettrodomestico che permette di eliminare i residui organici all’istante, compie 80 anni così come InSinkErator, la multinazionale americana del Gruppo Emerson che lo ha inventato in uno sperduto scantinato del Wisconsin, ma come una piccola idea si converte in una rivoluzione mondiale? Come questo strumento permette di alleggerire le già stracolme discariche garantendo anche pulizia ed igiene in casa?

Tutto ebbe inizio nel 1927 quando un architetto del Wisconsin, John Hammes, trafficando con un piccolo motore, delle lastre di metallo e un trituratore improvvisato nell’officina del suo scantinato, lavorò  all’idea di sminuzzare gli avanzi organici in modo da eliminarli con l’acqua di scarico del lavandino. Poco più di dieci anni dopo nasceva InSinkErator, un gioco tra le parole incinerator, inceneritore, e sink, lavandino. Il successo fu immediato negli States, da sempre pionieri dal punto di vista della tecnologia, con il dissipatore alimentare che con i decenni cambiava forma, si riduceva di dimensioni e soprattutto correggeva i propri difetti. Da elettrodomestico ingombrante e rumoroso è diventato invisibile, silenzioso, estremamente sicuro e alla portata di tutti. Lentamente ha così attraversato l’oceano per giungere in Europa dove, piano piano, ha conquistato anche le casalinghe più esigenti. Attualmente il dissipatore è presente in oltre 80 paesi al mondo, e se nel nord Europa e Regno Unito, da sempre più ricettivi per quanto riguarda questo genere di innovazioni, è un fenomeno di massa, in Italia si sta facendo ancora le ossa. Ma che cos’è di preciso e come funziona un dissipatore alimentare? Quanto costa e che caratteristiche ha? Qual è il profilo del consumatore?

Premettendo che la prevenzione degli sprechi è fondamentale e passa attraverso una “spesa ragionata” che eviti acquisti inutili, iniziamo con lo spiegare come funziona. Posizionato comodamente sotto il lavello (l’installazione è ormai un’operazione di routine per qualsiasi idraulico), il dissipatore tritura ogni tipo di avanzo organico direttamente nel lavandino riducendo il residuo in particelle finissime che possono essere eliminate nelle acque chiare. Nessun processo chimico ma solo movimenti meccanici estremamente sicuri e, contrariamente ai luoghi comuni, silenziosi. In Europa, sono attualmente in commercio 7 tipi di dissipatori alimentari domestici, ciascuno con le proprie caratteristiche. Come una vera e propria famiglia, si va dal più piccolo, la Serie 46 al top di gamma Evolution 250. In mezzo vi sono variazioni pensate per adattarsi alla composizione del nucleo famigliare e al portafoglio. Dal single alla coppia, dalla famiglia numerosa a quella più comune, il dissipatore è ormai entrato nell’immaginario collettivo come il forno a microonde o la lavastoviglie diventando alla portata di tutti. Negli Stati Uniti nell’80% delle nuove abitazioni viene istallato di serie e il 50% delle famiglie americane ne ha uno.

In 80 anni di vita, questo tecnologico strumento non solo ha reso obsoleto il sacchetto dell’umido ed eliminato la principale fonte dei cattivi odori in cucina, ma ha anche contribuito alla salvaguardia del pianeta. Come?

Gli scarti alimentari che finiscono nelle discariche producono metano, un gas 21 volte più nocivo dell’anidride carbonica quindi, meno avanzi, meno inquinamento.  Ad oggi, l’utilizzo del dissipatore ha permesso di eliminare dalle discariche mondiali l’equivalente in peso di 1000 transatlantici. Città come Chicago, Philadelphia, Tacoma, Milwaukee e Boston hanno fatto realizzare dei test per verificarne l’effettiva efficacia e i dati parlano chiaro. Con il dissipatore, la quantità di rifiuti alimentari si riduce del 30%.

Fonte: Ufficio Stampa Ghenos Communication

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